Vini Canavesani: le DOC

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CONSORZIO TUTELA VINI DOC CALUSO, CAREMA, CANAVESE

Il Consorzio si occupa della tutela, della promozione,…

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Vini Canavesani


Erbaluce di Caluso o Caluso

Il vitigno dell’Erbaluce è molto versatile; si ottengono tre versioni: fermo, passito e spumante.
Un vitigno bianco nella patria del Nebbiolo che ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano: unica DOCG della Città Metropolitana di Torino. La sua coltivazione avviene, principalmente, tramite la tradizionale pergola canavesana, con pali di sostegno e traverse.

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Erbaluce di Caluso o Caluso


La passitaia, ovvero il solaio, solé in piemontese, è la stanza in cui appassiscono le uve selezionate per il Passito.
Questo vino è l’ideale in abbinamento con i dolci della pasticceria canavesana biscotti della duchessa, le paste di meliga, i torcetti, con lo zabaglione, ma anche con la frutta passita e candita, così come è perfetto per accompagnare formaggi dal gusto forte.

Per piatti dal gusto più delicato, come frittate a base di verdure, la zuppa di cavolo oppure i fritti di carne e pesce l’Erbaluce di Caluso DOCG è il vino appropriato. L’Erbaluce di Caluso Spumante DOCGC è ottimo per introdurre il pasto, ma anche come accompagnamento di piatti di pesce quali il carpaccio di trota e la tartare di coregone e per concludere il pasto con tomini freschi canavesani.

Canavese

Il Canavese è prodotto in numerosi comuni in provincia di Torino e in alcuni comuni in provincia di Vercelli e Biella.

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Canavese


Istituito nel 1997, la DOC Canavese riguarda i seguenti tipi: Bianco, Rosso, Rosato, Barbera e Nebbiolo. Canavese DOC si basano principalmente sui vitigni Nebbiolo, Barbera, Uva rara, Bonarda, Freisa, Neretto di Bairo, Erbaluce.

Erbaluce, Nebbiolo, ma anche Barbera, Bonarda, Freisa, Neretto di San Giorgio ed altre uve locali sono previste dal disciplinare della Regione alla denominazione d’origine Canavese che, come nel caso della DOCG Caluso

Carema

Il Carema è ottenuto dalle uve del vitigno Nebbiolo dall’85% al 100%, nella varietà locale “Picotener” o “Picoultener” (=picciolo tenero). La sua produzione limitata e le tecniche manuali lo rendono un vino prezioso.

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Carema


I “pilun” (pilastri tronco-conici in pietra e calce che durante il giorno accumulano calore e lo rilasciano di notte) e le “topie” formano il sostegno di un articolato sistema di pergolati che adornano la conca di Carema e sorreggono i tralci del vitigno.
I muretti in pietra a secco, indispensabili per rendere il terreno in forte pendenza coltivabile, creano un suggestivo paesaggio di terrazzamenti.
Questo panorama spinge Mario Soldati a definirla “città-vigneto” e a paragonarla a Venezia, New York e Parigi, per la “sensazione violenta e irripetibile” che si prova quando per la prima volta si ammirano queste città così uniche nella loro bellezza.

La particolarità di questo tipo di coltivazione, che non permette l’utilizzo di macchinari, ma esclusivamente il lavoro manuale dei vignaioli, viene definita “eroica” e fa di Carema un Presidio Slow Food.

Il recente “Testo Unico del Vino” (Legge 238/2016) dedica un intero articolo alla “Salvaguardia dei vigneti eroici o storici”. Evidenziando come i vigneti “situati in aree vocate alla coltivazione della vite nelle quali le particolari condizioni ambientali e climatiche conferiscono al prodotto caratteristiche uniche, in quanto strettamente connesse alle peculiarità del territorio d’origine.”


7. aziende agricole


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