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Un viaggio nell’Italia di Adriano Olivetti: un punto di vista diverso.

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Avevo sentito parlare di Marco Peroni a seguito di alcuni suoi interventi in Radio e Tv a proposito di musica e storia e quando mi hanno proposto lo spettacolo “Un viaggio nell’Italia di Adriano Olivetti” ero incuriosita ma…
cosa mai potrà dire che già non si sappia? Date e luoghi, appunti, macchine da scrivere.

Mi sbagliavo.

La novità, sorpresa, non viene da nuove informazioni, ma dal punto di vista dal quale gli autori sono partiti per approfondire le origini dell’antico progetto, forse solo apparentemente concluso, di un uomo che ha dedicato ogni energia per lasciare alla sua città ed al suo territorio un’impronta ben definita.

Non un elenco di risultati quindi ma la curiosità di capire l’uomo.

Soffermarsi ad indagare la relazione tra elementi architettonici, economia ed il carattere del luogo si, mi era capitato di rifletterci, ma lo stupore nasce dalla passione contagiosa con cui gli autori propongono una sorta di riflessione rispetto ai temi su cui quali Adriano Olivetti ha investito così tanto impegno e sulla sua personalità.

Comprensione. Condivisione. Coraggio.

Cosa spinga una persona a spendere la propria vita alla ricerca della “formula” che consenta a lavoro famiglia e vita sociale non solo di fondersi ma di diventare complementari, forse si può analizzare, studiare, non necessariamente comprendere e condividere.
Comprensione. Condivisione. Coraggio.
Passione per un progetto che voleva essere permanente e condiviso.
A distanza di tanti anni ed in un tempo profondamente mutato, l’entusiasmo per un progetto in cui ancora si può credere e quindi investire è da considerarsi Utopia?

Non sarà mica che l’eredità consista in questo rigurgito di desiderio di umanità, e non tanto nel patrimonio architettonico e nelle tecnologie?

Marco-Peroni-e-Mario-Congiu Marco Peroni e Mario Congiu

Balza agli occhi in modo assolutamente inaspettato l’attualità dell’argomento. La curiosità di approfondire ciò che non si conosce, capire dinamiche complesse ed al tempo stesse semplici, quasi banali ed universali, che legano azienda uomo e territorio, il valore della riconoscenza, la necessità di condividere le informazioni affinché il progetto e la sua realizzazione non vadano perduti, la consapevolezza che la mancata conoscenza genera superficialità.

ad Ivrea convivono più fusi orari

Probabilmente ad Ivrea convivono più fusi orari, guardandosi intorno è chiaro che per alcuni il tempo sia fermo intorno al 1960. Le identità legate all’azienda.
Quando si parla di sé molte persone si presentano dicendo nome cognome e “lavoravo all’Olivetti”. Praticamente una costola dell’azienda, un marchio di fabbrica nel nostro caso.

Ho scoperto per caso che mio padre si reca a salutare “l’Ingegnere” al cimitero e mi ha sorpresa la reazione di un mio zio, insieme “all’Ingegnere” in una famosa foto che ha fatto il giro del mondo, a cui avevo chiesto se qualcuno gli avesse mai chiesto l’autorizzazione per renderla pubblica “No no, ne sono onorato!”

Ci sono nata, ci vivo, la conosco ma ora credo mi mancasse una diversa prospettiva.
Cosa sia rimasto di quel guizzo di genialità, coraggio e consapevolezza che ha animato Ivrea per qualche decennio e che sembrava potesse traghettarla con vigore verso nuovi obiettivi, nessuno può saperlo, ma è necessario che questo spettacolo continui ad incuriosire, perché il risultato non è solo il prodotto finale ma il mezzo con cui lo si raggiunge e l’attenzione potrebbe aiutare a germogliare qualche seme ancora nascosto.

Volevo capire da dove arrivasse la voglia di Marco e Mario di rappresentare la realtà Olivettiana, quale fosse lo spunto da cui io potessi partire per guardare da un punto di vista diverso la città in cui vivo.
Sono inciampata in questa riflessione di Adriano Olivetti e mi sono detta che sarei stata orgogliosa di lavorare per una persona animata da questo principio.
“A volte, quando lavoro fino a tardi, vedo le luci degli operai che fanno il doppio turno, degli impiegati, degli ingegneri e mi viene voglia di andare a porgere un saluto di riconoscenza”.

Non ho avuto bisogno di altro

Capisco meglio mio padre, mio zio e tanti altri.
Comprendo e condivido la scelta di Marco e Mario di provare a ridar voce all’uomo che ha reso un servizio così generoso alla sua città nella speranza che altri semi facciano capolino.
Li ringrazio per l’intensa interpretazione di Bob Dylan ma soprattutto per avermi lasciata sbirciare da una nuova prospettiva.


Le voci del tempo – Direction Home
Un viaggio nell’Italia di Adriano Olivetti
Testi e musiche di Marco Peroni e Mario Congiu
http://www.levocideltempo.it/spettacoli/direction-home/







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Fabiola Mucelli

Fabiola Mucelli

Nella vita non ci sono premi nè castighi, ci sono solo conseguenze Robet Green Ingersoll

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