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Un “mare” di vigneti a Caluso

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Un meraviglioso "mare" verde smeraldo in Canavese

La tradizione vuole che l’estate sia la stagione migliore per andare al mare ed eccomi quindi a Caluso per godermi un fresco pomeriggio al mare… Mare a Caluso?

Beh, non il solito mare a cui tutti sono abituati, un mare speciale, unico che solo noi Canavesani possiamo offrire… e Caluso è una delle “località balneari” più rinomate.


Un mare tutto di Erbaluce!

Un vitigno autoctono canavesano il cui nome è già poesia. Deriva dal colore dei suoi acini “Alba Lux” (Alba Luce), che come scriveva Giovan Battista Croce nei primi anni del ‘600 “Erbalus è una bianca così detta come alba perché biancheggiando risplende: ha li grani rotondi, folti e copiosi, ha il guscio o sia scorza dura: matura viene ristita e colorita e si mantiene in sui la pianta assai”.


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Al mare si sa non si va da soli ma in compagnia: oltre a me, mia figlia e il mio amico Giorgio.
La nostra attrezzatura da spiaggia? Bastoncini da Nordic Walking.

Partiamo per la nostra “gita al mare” dal Convento dei Frati Francescani Minori, da Piazza Mazzini ci dirigiamo alla volta di Via C. Battisti, prendiamo Via Alfieri e poi Via Roma. Qui facciamo una piccola sosta al Parco Spurgazzi un tempo giardino di Palazzo Valpega di Masino, edificio che attualmente ospita il Comune e l’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino.


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Il parco oggi all’inglese, dopo l’acquisto da parte dell’ing. Spurgazzi nel 1869, ospita piante di notevole interesse botanico, come la Sequoia sempervirens, tra gli alberi monumentali censiti della Regione Piemonte.

Ma le vigne sono appena fuori dall’abitato, arriviamo in Via Diaz, sotto l’arco di Porta Crealis, la porta a levante dell’antico borgo medievale.
Chissà, in tutti questi secoli, quanti volti di persone saranno passate da qui per uscire dalla cinta della cittadella fortificata,… sono ancora visibili gli anelli in cui scorrevano i tiranti del ponte levatoio.

Continuiamo per Via prof. Falchetti, sino a raggiungere Via Mortarasso, il ticchettio dei bastoncini ci accompagna mentre in pochi minuti arriviamo in vista delle vigne.

Lasciamo la strada asfaltata e proseguiamo sulla destra sulla sterrata fino ad incrociare la statale SP14 che attraversiamo: seguendo il percorso diretto a Cascina Motta, per raggiungere il “Bric”. Il percorso sale dolcemente il versante meridionale esterno della morena che chiude l’Anfiteatro Morenico d’Ivrea. Lasciamo alle nostre spalle sulla sinistra la vecchia strada selciata che conduce a Candia Canavese e… ci fermiamo ad ammirare il panorama.

Alti alberi di castagno fanno da cornice ad una distesa di vigne per lo più coltivate a pergola tranne qualche raro filare e ricoprono tutto il versante soleggiato della collina detta “Dosso della Guardia” che dolcemente scende e poi sale ancora un po’ in una altura minore per scendere fino alla pianura.

Siamo arrivati: ecco il nostro mare!

Non ci sono barche all’orizzonte e la superficie e calma, color verde brillante. Tra le foglie delle viti qua e la spuntano più alti i pali di sostegno … che meraviglia commento ad alta voce e mia figlia ribatte, “è immensa, ma quanta strada papi ci farai fare oggi!”, sorrido… Giorgio mi fa notare come il tutto sembra dipinto, da quanto è perfetto il contrasto del verde con il variopinto colore dei campi coltivati.

Di fronte a noi Mazze, poi Villareggia, Tonengo, Arè, Rodallo e in lontananza le colline del Monferrato sulla sinistra e quelle del Torinese sulla destra con Superga, Torino, la Mole… un fantastico colpo d’occhio!

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Saliamo tra i lunghi filari distanti tra di loro circa 3 metri fino a raggiungere i bricchi più alti in regione Crava o Bric, attraversiamo il primo dei vigneti storici di Giorgio, che occupa più di un ettaro. Mi mostra le sue piante più vecchie: hanno dai 50 ai 60 anni, coltivate secondo tradizione a pergola o tendone canavesano in terrazzamenti. Quanti bei grappoli di Erbaluce, di sicuro sarà una buona annata per il passito che ripagherà il tanto lavoro manuale.


Il giro continua scendendo nella conca di Macelio ricca di affioramenti di marne silicee prima di salire su un’altura minore riconoscibile per la presenza di un singolare casotto con una meridiana … da qui passiamo nella zona Montasso dove sostiamo davanti alla cappella di Sant’Antonino eretta qui per simbolo di voto e gratitudine verso questo santo che accudiva le viti dei produttori.


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Soddisfatti del nostro giro e accaldati dal percorso sotto il sole torniamo sui nostri passi fino ad incrociare nuovamente la statale nello stesso punto dell’andata ma non facciamo lo stesso percorso saliamo in Via Belvedere fino a raggiungere un punto panoramico. Che veduta! Da cui si può vedere dall’alto in primo piano il Lago di Candia, poi la collina con il Castello di Masino che domina la piana, e ancora oltre la collina più lunga d’Europa: la Serra Morenica d’Ivrea, e a sinistra ancora vigneti….

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Il ritorno è tutto in discesa con colpo d’occhio dall’alto sull’abitato da cui emerge l’alto campanile in mattoni della Chiesa della Madonna delle Grazie, la parrocchiale…


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Dopo tante vigne e tanti grappoli il giro a passo di Nordic Walking non poteva finire che sorseggiando un buon bicchiere di Erbaluce a casa di Giorgio nella storica Cantina Gnavi per un brindisi all’imminente Festa dell’uva che come tradizione si terrà a Caluso la terza settimana di settembre.


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Nico Sofia

Nico Sofia

“I genitori danno due cose ai figli: le radici e le ali.” Proverbio indiano del Quebec

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