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Sito Museale: L’Impronta del Ghiacciaio

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Sito Museale: L’Impronta del Ghiacciaio di Masino-Caravino

L’Anfiteatro Morenico di Ivrea (AMI), che si estende per oltre 500kmq è un vero e proprio monumento geologico, ancora perfettamente leggibile nelle sue forme, ricco di boschi e di aree verdi nonché di acque (una decina di grandi e piccoli laghi di origine glaciale e vaste aree umide, localmente note come “maresco”), di sentieri e di muri in pietra che delimitano le migliaia di terrazzamenti ricavati sui fianchi delle colline, umili monumenti del faticoso lavoro dell’uomo. Non casualmente, molti geologi lo considerano il “più bel anfiteatro glaciale del mondo”.

Genesi e morfologia

Il sito museale ad esso dedicato documenta la genesi, la morfologia e le caratteristiche di maggior salienza di questo sistema di colline moreniche formanti una cerchia chiusa, edificato nell’arco degli ultimi 900.000 anni dal Ghiacciaio Balteo che, per tutto quel tempo, ha ricoperto l’intera Valle d’Aosta alimentando un vero e proprio fiume di ghiaccio che, seguendo il corso della Dora Baltea, si andava ad esaurire

museo-impronta-ghiacciaio-masino-interno Foto di Michelangelo De Fazio
nelle aree pianeggianti che si aprivano davanti alle Alpi.
I materiali strappati alle valli attraversate, trasportati a valle dal ghiacciaio e da esso rilasciati
ai suoi margini, hanno formato con il tempo, l’attuale anfiteatro glaciale.

Una prima serie di pannelli illustra la genesi del ghiacciaio, la tempistica della sua formazione, le ragioni delle forme generali e locali da esso assunte e richiama sinteticamente le interpretazioni proposte dai geologi, da quando, nella prima metà del 1.800, l’origine glaciale di queste colline è stata riconosciuta.

Altri pannelli trattano fenomeni inattesi, presenti nell’area dell’AMI, che donano ad esso una identità forte e distintiva. Attualmente ne sono disponibili due gruppi, altri sono in programma.

i “balmetti” di Borgofranco di Ivrea

Il primo gruppo presenta un fenomeno locale, i “balmetti” di Borgofranco di Ivrea, irregolari cavità, di ampiezza e di profondità variabile prodotte da una frana enorme di rocce di grande/grandissima dimensione, verificatasi circa 20.000 anno or sono.

I Balmetti si caratterizzano per la presenza di una corrente d’aria a temperatura grosso modo costante che dalle visceri delle cavità escono verso l’esterno, facendo dei balmetti ambienti naturalmente condizionati nei quali conservare e far stagionare vini, formaggi e salumi.
Con il tempo, allo sbocco dei balmetti sono stati costruiti edifici che, oltre ad integrarne la funzione di magazzino, hanno assunto

museo-impronta-ghiacciaio-masino-interno3 Foto di Michelangelo De Fazio – Ingresso Sito Museale
anche la funzione di luogo di fruizione festosa dei beni conservati nei balmetti, tanto che la frase “andè ai balmitt” è diventata sinonimo di “andare a far festa”.

L’Oro dell’AMI

Il secondo capitolo rivolge invece l’attenzione ad un fenomeno presente, seppure in modo differenziato, in tutto l’AMI: la presenza di oro nelle sabbie dei corsi d’acqua che escono dalla cerchia delle morene.


museo-impronta-ghiacciaio-masino-interno-web Foto di Michelangelo De Fazio

La presenza dell’oro in questo territorio è nota da molto tempo; secondo taluni storici l’arrivo dei Romani dipese, in larga misura, da questo fattore.
Ai Romani va riconosciuto il “merito” di aver realizzato sulle pendici orientali della Serra d’Ivrea (la bellissima morena laterale sinistra dell’AMI) una grandiosa miniera a cielo aperto, rimasta attiva per circa 200 anni, che si estendeva per oltre 10kmq ed impiegava contemporaneamente sino a 5.000 lavoratori (limite quantitativo stabilito da un “rescritto”, cioè da una formale decisione del Senato Romano).
Oggi i resti di questa miniera, nota come la Bessa sono il più esteso sito archeologico romano del Piemonte e danno forma ad un luogo assolutamente unico, formato da ordinati accumuli di sassi e ciottoli, spostati per mettere in luce il terreno e le sabbie dove ci celava l’oro.
Ma l’oro è stato cercato anche in altre località dell’AMI, sia come iniziativa individuale, sia come iniziativa imprenditoriale che ha avuto i suoi ultimi (e poco felici) episodi tra la fine del 1.800 e l’inizio della prima guerra mondiale.


Per maggiori informazioni sui siti museali in Canavese visitare http://www.ecomuseoami.it/



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Giuliano Canavese

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