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SCAFFALE CANAVESANO

Si chiama Canavèis  e, con il numero dedicato all’autunno 2014 e all’inverno 2015, è giunta ormai alla venticinquesima apparizione nelle edicole e librerie della nostra zona.
La rivista, nella cui testata con felicissima intuizione compare il nome del nostro territorio nella sua versione linguistica locale, è ben nota ai tanti appassionati di “cose canavesane”, puntuali all’appuntamento  semestrale con la miscellanea di contributi elargita loro dai numerosi studiosi, eterogenei per età e professione, ma accomunati dal grande amore per la propria terra di origine o di adozione.

Gli interventi vengono di volta in volta selezionati dal direttore Giancarlo Sandretto, affiancato dalla redazione composta da Flavio Chiarottino, Oliviero Cima, Aleardo Fioccone e Lino Fogliasso: persone volenterose e preparate, cui si deve, come si dice in gergo, la “cucina” della rivista, realizzata in veste grafica gradevole ed elegante dall’editrice “Baima e Ronchetti”, fra le più attive in ambito canavesano.

copertina_canaveis_25_2015Ad uso e consumo dei neofiti, diciamo che i contenuti, come si afferma nelle due righe sotto la testata, spaziano dalla natura all’arte e dalla storia alle tradizioni, naturalmente del nostro Canavese, ma anche delle contigue Valli di Lanzo. Ogni uscita si rivela una vera e propria miniera dalla vena inesauribile in quanto ad articoli che abbracciano senza soluzione di continuità gli argomenti più disparati, fra loro legati da quel sottile e al tempo stesso robusto filo conduttore di matrice locale.

Anche l’ultimo numero (di poco più di 120 pagine) non tradisce le attese dei lettori, sottoponendo loro una cinquantina di interventi di sicuro interesse, dedicati ad argomenti inediti e ad approfondimenti di altri già noti.

Ed ecco quindi che attraverso  i settori dei ricordi e delle tradizioni possiamo conoscere la dinastia montanarese dei Clara, costruttori di ciminiere apprezzate in tutta Europa; i “misteri” del santuario di S. Ignazio in Val di Lanzo; le fisarmoniche di Giovanni Verde di Leinì; la segheria Mautino di Pasquaro; un secolo e mezzo di locomotori sulla ferrovia Chivasso – Ivrea – Aosta…. Ricchissima la sezione della storia: il Castello di Banchette, la fontina delle Valli di Lanzo, la consegna dei ceri nell’antica Ivrea, la Carta di Chivasso, i valchiusellesi nell’Africa Orientale Italiana, i dissidi tra feudatari e comunità di Favria, migrazioni tra neve e fame in Alto Canavese, la cattura a Rivara del bandito Baudissard, il campo militare di San Maurizio…

E poi ancora ricordi e racconti, indagini nella natura (il fungo gigante della valle di Ribordone) e nel passato più o meno lontano (il pensiero di Adriano Olivetti su orari, salari e produttività) e così via. Né mancano profili di personaggi più o meno conosciuti: dal bohèmien nolese Flavio Razzetti alla muriagliese Maddalena Viglia, dal ragazzo ebreo Marco Herman all’ufficiale napoleonico Giacomo Pavetti, dalla famiglia eporediese Braida a Madre Luisa Margherita Claret de la Touche, fondatrice di Betania, a Vische.

Impossibile citare tutti i titoli, come pure gli autori: ai lettori il piacere della scoperta attraverso la lettura, che garantiamo gradevole e stimolante, magari centellinando uno alla volta i vari contributi. Proprio come si fa con un nettare buono e prezioso, da gustare a piccole dosi.
 
 

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Tiziano Passera

Tiziano Passera

GIORNALISTA Il progresso della società non può prescindere dal rispetto e dalla solidarietà, come pure dalla conoscenza e dalla valorizzazione delle radici.

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