Ortaggi e erbe spontanee in Canavese

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Gli ortaggi e le erbe spontanee del Canavese


CAVOLO VERZA DI MONTALTO DORA

La qualità di questo cavolo si distingue dalle altre, basta pensare che prima della seconda Guerra Mondiale venivano in Canavese ad acquistarlo per commercializzarlo in Lombardia e in Svizzera, e la produzione nei mesi tra novembre e febbraio era di oltre 400 quintali alla settimana. Dopo alcuni anni di obblio, la valorizzazione e il rilancio di questa coltivazione tipica sono ripresi.

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CAVOLO VERZA DI MONTALTO DORA


“Il cavolo di Montalto Dora è una varietà locale di cavolo verza a foglie ricciute, formanti delle teste subrotonde, resistenti e, tuttavia, tenere e dotate di un sapore gradevole che li fa preferire ai cavoli di altre provenienze. Tali peculiarità organolettiche sono dovute alle caratteristiche della parte pianeggiante del territorio di Montalto Dora, costituita, per la gran parte, da terreni sciolti e freschi che favoriscono la produzione di una varietà riconosciuta botanicamente come “sabauda” e nota per l’eccellenza di qualità e sapore…Il cavolo verza viene coltivato in pieno campo dove viene trapiantato ai primi di luglio (tipica coltivazione di rotazione del terreno). Viene raccolto nella prima quindicina di novembre e, normalmente, è subito commercializzato allo stato fresco; può anche essere conservato attraverso un nuovo piantamento addossato in piena terra negli orti casalinghi. Ciò permette una conservazione naturale del prodotto e l’acquisizione di ulteriori qualità gustative attraverso le brinate novembrine ed il freddo intenso del mese di dicembre che rendono le foglie del cavolo verza più croccanti e saporite.” http://www.comune.montalto-dora.to.it/

TRE MODI PER GUSTARE IL CAVOLO VERZA

La Supa ‘d pan e còj (Zuppa di pane e cavoli), calda e deliziosa, quando cuoce nel forno sprigiona profumi incredibili, a base di pane raffermo e cavolo tagliato a listarelle, il tutto accompagnato da un buon brodo di vitello e arricchito da burro e formaggio parmiggiano.

Il prelibato piatto piemontese a base di acciughe e aglio: la Bagna càuda, è accompagnato solitamente con verdure di tutti i tipi; ma l’ortaggio indispensabile per gustare nei “fojòt”, il caratteristico tegame in terracotta che nella parte superiore ospita la bagna càuda e nel fornelleto sottostante la fiamma che mantiene calda la salsa, è il cavolo!
La verza di Montatlo Dora con le foglie frastagliate e saporite sono l’ideale per gustare appieno questo piatto della cucina canavesana.

I “caponèt” canavesani (involtini di cavoli) o COGN PIN o PESS-COI

LA RICETTA
  • un cavolo bello grosso, preferibilmente verza, per via delle foglie non fragili
  • carne tritata, di qualunque tipo, cotta o cruda
  • salame, preferibilmente ‘d la duia, spezzettato e passato in padella
  • uova
  • formaggio grattugiato
  • sale, pepe, noce moscata
  • burro

Si comincia con le foglie esterne del cavolo: si staccano, si puliscono dalle parti dure, si scottano in acqua bollente e si fanno scolare bene.
Poi tocca all’interno del cavolo: si trita, si sbollenta, si scola e si mescola in una grossa ciotola con tutto il resto.
Abbondare con il cavolo tritato rende il fagottino morbido, per sapori più forti, si abbonda con il salame.

Si stende un pezzo di foglia, gli si appoggia al centro un mucchietto di ripieno e si crea un fagottino più o meno quadrato, oppure un cilindro.
Man mano si allineano i cogn pin in una teglia imburrata, poi si infiocchettano qua e là di burro e si infila il tutto in forno finché prende un bel colore dorato.

E UNA SAGRA

Ogni anno la Sagra del Cavolo Verza, nata per rilanciare la coltivazione del “cavolo verza”, si svolge nella seconda metà di novembre.
Ed è diventata uno degli appuntamenti più importanti appuntamenti enogastronomici dell’autunno in Canavese.

Nel 1998 nasce l’associazione denominata “Associazione per la valorizzazione e promozione del cavolo verza di Montalto Dora” che provvide alla stesura del disciplinare di produzione e alla registrazione del logo dell’associazione.

CIPOLLINE DI IVREA

Le Cipolline di Ivrea sono di piccolissime dimensioni e hanno diametro variabile da 1 a 3 cm. La forma varia dalla sferica alla sub-rotonda ed ha una colorazione esterna dal rosso aranciato chiaro al nocciola sbiadito caratteristico. Hanno gusto fine e delicato.
Scheda AGRI PIEMONTE

POMODORO COSTOLUTO DI CHIVASSO

Il Pomodoro Costoluto di Chivasso è una cultivar diffusa da molto tempo nell’areale di produzione. I frutti appaiono leggermente appiattiti con lievi costolature da cui ne deriva il nome. Sono di pezzatura variabile 300-350 g. Caratteristica della varietà è quella di presentare un fiore apicale denominato “fiorone” che va asportato mediante cimatura per evitare la crescita di un frutto abnorme non commerciabile e, conseguentemente, per non pregiudicare la completa fioritura e la pezzatura dei pomodori. Le bacche sono dolci e molto saporite.
Scheda AGRI PIEMONTE

ZUCCHINI DI BORGO D’ALE

Il frutto è di forma allungata con lunghezza variabile 18- 25 cm; la buccia è liscia e di colore verde scuro; la polpa è di colore bianco e di consistenza soda, priva di semi. Le varietà più utilizzate sono la cultivar tradizionale Supremo e l’ibrido Afrodite.
Scheda AGRI PIEMONTE

AJUCCHE

Le Ajucche sono piante erbacee spontanee perenni e rustiche. Crescono negli alpeggi tra i 600 e i 2.000 metri di altitudine. Il colore dei fiori è sulle tonalità del blu che tende al violetto. In maggio in Canavese nei ristoranti si possono gustare delle ottime zuppe a base di Ajucche e pane!.

CIPOLLA DI LEINÌ

Negli orti di Leinì, sino agli anni ’50, si è coltivata una particolare tipologia di cipolla a giorno lungo, afferente alla specie Allium cepa L. e conosciuta sul territorio come Cipolla di Leinì. Particolari situazioni pedoclimatiche che caratterizzano l’areale tipico di produzione avevano favorito la diffusione di questo ecotipo autoctono di cipolla negli orti ed il prodotto locale, particolarmente apprezzato per le caratteristiche qualitative dei bulbi, veniva collocato con successo sui mercati rionali del Torinese. In quegli anni i produttori effettuavano direttamente la selezione dei bulbi da mandare a seme mantenendo stabile le progenie. L’ecotipo locale di Cipolla di Leinì appartiene al gruppo delle cipolle bionde. Le dimensioni dei bulbi possono variare in funzione dell’investimento effettuato in campo: distanze maggiori tra le piante e tra le file determinano un maggior calibro dei bulbi. La colorazione dorata delle brattee esterne è particolarmente marcata ed omogenea; i bulbi presentano ottime caratteristiche organolettiche (in particolare le brattee carnose sono molto dolci).
Scheda AGRI PIEMONTE


FONTI:

  • http://www.regione.piemonte.it
  • http://www.piemonteagri.it
  • http://www.prodottidelpaniere.it
  • Cucina del Canavese, Fiore Belletti, Priuli e Verlucca Editori, 2005
  • Canavese, Terra di Sapori, testi a cura di Giovanni Ponzetti, Atene del Canavese – Masterblack, 2017
  • I prodotti tipici della provincia di Torino, Censimento e ricerca storica delle produzioni tipiche agroalimentari nella provincia di Torino, Federazione Provinciale Coltivatori Diretti di Torino,200


7. aziende agricole


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