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La ceramica di Castellamonte nel XVII secolo

Il XVII sec. rappresenta un momento fondamentale nella storia della ceramica di Castellamonte. Proprio in questo secolo infatti, nonostante il non certo facile periodo storico ed economico, nasce l’artigianato ceramico locale così come noi oggi lo intendiamo .

MA COME ERA LA CASTELLAMONTE DEL 1600?

Il piccolo borgo contava a mala pena 2000 anime ed il suo aspetto urbano era poco dissimile da quello medievale arroccato a mo’ di trapezio attorno alla collina e fortificato da mura e fossati il cui accesso era regolato da sette porte.[…]

La vita del popolo era tutt’altro che facile ed il borgo, coinvolto negli scontri tra francesi e spagnoli per la spartizione del Piemonte, era spesso razziato e depredato.[…]

Nel 1645 un certo Bugella di Castellamonte era diretto con il suo carro a Torino per vendere delle pignatte, sfidando le allora insicure strade che pullulavano di assassini francesi , spagnoli e soprattutto trentini e polacchi , questi ultimi ritenuti i più feroci in assoluto tanto che era convinzione diffusa che nell’intero territorio piemontese non si potesse percorrere un solo miglio senza essere rapinati. Il Bugella scampò ai briganti ma non ad un beffardo destino. Sul suo cammino incrociò uno scudiero del conte di Vische che, vantando diversi crediti nei confronti del Comune di Castellamonte, fermò il povero artigiano sequestrandogli come indennizzo il cavallo, il carro e tutte le pignatte. Scortato al paese natio, il Bugella venne in parte indennizzato dalla Credenza con 8 scudi.

ALL’EPOCA GLI ABITANTI DEL BORGO AVEVANO UNA VITA MEDIA DI 20-25 ANNI ED ANCHE I CITTADINI PIÙ ABBIENTI E MEGLIO NUTRITI MORIVANO TRA I 40 E I 60 ANNI, QUESTO ANCHE A CAUSA DELLE CONTINUE EPIDEMIE CHE FLAGELLARONO IL SECOLO IN QUESTIONE.

In questo difficile secolo, però, l’artigianato locale incominciò a fiorire ed in particolar modo quello legato alla produzione ceramica. […]

Un documento dell’epoca riferisce addirittura che un carico di vasi da limone venne spedito a dorso di mulo sino a Friburgo.

Come tutte le merci anche quelle in ceramica erano soggette a tassazione ed è proprio da queste imposte che è stato possibile ricavare importanti informazioni. Dagli Edicta di Casa Savoia del 17 novembre 1634 […] apprendiamo non solo che i manufatti castellamontesi erano ricercati nei mercati di Torino e Milano ma abbiamo una chiara idea di quale fosse l’allora produzione locale incentrata non solo sui laterizi ma soprattutto sulla stoviglieria da fuoco e non.

Poche erano le forme prodotte ma rinomate erano le loro qualità, prime fra tutte la resistenza e la refrattarietà delle argille con cui erano fatte.
Frammenti di ceramiche decorate

  • Si producevano le tipiche “pignate” ossia delle pentole panciute con due o quattro manici e coperchio, naturale derivazione della olla romana usata per cuocere i cibi.
    Le “pignate” erano fatte al tornio a pedale generalmente in tre misure e potevano essere lasciate al naturale oppure “vernisate” ossia ricoperte da uno strato di vetrina che le rendeva maggior-mente impermeabili.
  • Vi erano poi i “topini” dal piemontese “tupin” e forse dal francese “potin” ossia dei piccoli vasi in terracotta con un solo manico usati come piccole pentole.
  • Nella stoviglieria non da fuoco erano annoverate le “gavie”, recipienti di varia misura, concavi e con una larghissima bocca che servivano anche questi generalmente per scopi alimentari, tra i quali quello di raccogliere il sangue o il grasso degli animali macellati o l’acqua per lavare le stoviglie. Visto il loro utilizzo esse erano il più delle volte verniciate. Interessante è l’etimologia di questo vocabolo che sembra derivare dal paese di Gavi ai confini con la Liguria dove questo tipo di manufatto sembra sia stato per la prima volta realizzato .
  • Infine molto ricercati erano i “boccali”. Anch’essi realizzati con l’ausilio del tornio erano impiegati sia per contenere il vino e l’acqua ma soprattutto per misurarli. Le “taglie” erano varie ma la più richiesta era la “pinta” che conteneva circa 1,369 litri.
  • Anche se in quantità minori venivano prodotti vasi da limoni e probabilmente giare per contenere il prezioso olio.

Come ricordato più volte questi manufatti erano realizzati con l’ausilio del tornio a pedale, le forme erano in numero limitato ma il valore tecnico ed estetico era riconosciuto. Ed è proprio per renderli esteticamente più appetibili che in questi anni si incominciava sempre più a curarne la decorazione.

A partire dal XVII sec. anche i “pignatari” castellamontesi fecero propria una nuova forma di decoro oggi nota come tecnica “slip ware” che prevedeva l’uso di disegni ad ingobbio bianco sotto vetrina.
Così, quando il manufatto era ancora a durezza cuoio, sulla sua superficie esterna per mezzo di un piccolo pennello imbevuto di argilla liquida bianca venivano eseguiti dei decori compendiati che generalmente copiavano forme geometriche (spesso spirali o fitti cerchi concentrici) oppure con semplici tocchi si andavano a stilizzare figure fitomorfe.
Con una seconda cottura la superficie esterna del manufatto veniva ricoperta con della vetrina trasparente che oltre ad impermeabilizzarla ne esaltava le decorazioni.
E’ significativo ricordare qui come questa tecnica venisse utilizzata indistintamente sia per le stoviglie da fuoco che da mensa , mentre invece erano differenziati gli impasti argillosi.[…]


L’autore dell’articolo è Maurizio BERTODATTO.
L’articolo completo è pubblicato sul numero 12 de “I Quaderni di TERRA MIA”.

L’Associazione Terra Mia, guidata dal Presidente Emilio Champagne, è una Associazione Culturale No profit, di ricerca, studio e valorizzazione del patrimonio archeologico, storico, ambientale e culturale di Castellamonte e del Canavese.
Per informazioni http://www.terramiacanavese.it/index.html
CanaveseLAB3.0 ringrazia l’Associazione per la collaborazione intrapresa autorizzando la divulgazione dei propri articoli.

 



MOSTRA DELLA CERAMICA DI CASTELLAMONTE



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