canestrei

I CANASTREI

I canastrei, i canestrelli, sono una macchina del tempo. Stacco il disco dorato e plissettato dalla piastra e mi ritrovo nel mondo luminoso e lontano dell’infanzia, e in un’atmosfera di festa.

Leggerissimo, sottilissimo, il canastrel nasce morbido ma in pochi secondi diventa una cialda che scrocchia e subito si scioglie in bocca. Sa di festa. Infatti da noi, al Masero, raccontavano nonne e mamma, i canestrelli si preparavano per matrimoni e battesimi, le “feste grosse”, in cui sostituivano i confetti.

Gli ingredienti sono semplicissimi, com’era naturale nel Canavese contadino di una volta.
Eccoli, nella generosa dose tradizionale “da festa grosa”.

ingredienti_canestrelli Il procedimento è facile: con una frusta si monta il burro morbido, a temperatura ambiente, con lo zucchero e la buccia del limone; si aggiungono, sempre sbattendo, prima la farina e poi il latte, e si ottiene una pastella morbida.
Si lascia riposare per un’ oretta o più.

E poi viene il bello.

Ci vuole la piastra per cialde, quella formata da due parti incernierate e dotata di lunghi manici. La mia, che uso da decenni, arriva dall’America, fabbricata là da una ditta di Canavesani emigrati.

Genera canestrelli tutti pieghettati da un lato e decorati a spighe di grano dall’altro.
piastra_canastrei La ungo con un po’ di olio, la scaldo sul gas, apro e verso una cucchiaiata di pastella; chiudo, aspetto qualche secondo, giro, riaspetto e apro.

Se tutto è andato bene il canastrel è pronto e basta staccarlo con una forchetta e farlo raffreddare su una superficie piana.

Di solito però i primi canastrei sono crudi o bruciati, ma poi si regola la temperatura, si pulisce e unge ancora la piastra e via che si va, con pazienza.

Quando la pastella era quasi finita, la mia granda Vigia, la nonna Luigia, aggiungeva un po’ di pepe macinato e otteneva dei canastrei per adulti, meravigliosi. Provare per credere.


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Tiri Enrico

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"La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti" A. Einstein

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