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La sfida alle salite canavesane: il Cimento Canavesano

101 corridori si sono iscritti al Cimento Canavesano e si sono “cimentati” nell’epica impresa di concludere tutte le 20 salite!

Un grandissimo successo per la prima edizione di questa manifestazione cicloamatoriale aperta a tutti i cicloturisti che amano la montagna e le salite.

6 partecipanti hanno concluso tutte le 20 salite!

17 nel territorio canavesano, 1 in Valle d’Aosta, 2 nel Biellese.

Con la conclusione arrivano anche i commenti di chi ha partecipato, il territorio viene “scoperto” e poi “vissuto” da protagonisti che NON lo conoscevano pur essendo di queste parti e che ritornano per gite collettive con le famiglie e amici, anche in quei luoghi che non sono mete usuali.
15_tabelle_salite_cimento Inoltre, altro aspetto interessante, l’incontro in un posto sperduto con un altro ciclista al quale basta chiedere “Cimento?” e sentirsi rispondere “Si, anche tu?” aprendo una condivisione di una passione che poi si trasforma in dialoghi più o meno tecnici su mezzo usato, fatica percepita, stato delle strade, temperatura, tempo ecc. ecc.

La parola ai ciclisti!

Le salite più dure Vengono descritte come le più dure (impegnative) nell’ordine la salita: la n. 11 da Ivrea a Cavallaria-Pian dei Muli e la n. 15 da Ivrea a Santa Maria Maddalena ai Piani.

Giampaolo Rossi

Il Canavese, lo sappiamo bene noi ciclisti, ha una quantità incredibile di percorsi suggestivi, adatti sia a chi ama la strada sia a chi preferisce lo sterrato.rossi_cavallaria
Percorsi facili e percorsi impegnativi, salite pedalabili e salite impossibili.
Ma tra noi ciclisti ci sono sportivi che non hanno mai provato certe salite il cui solo nome è sufficiente ad incutere timore e rispetto: io sono tra questi.

Quando mi hanno detto che Fuoriondabike ha organizzato il Cimento Canavesano e ho visto le salite da fare, anche quelle che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare, mi sono entusiasmato: arrivare a prendere la maglia di “scalatore” è diventato subito un obbiettivo di questa stagione ed ho ringraziato Luciano per avermi motivato ad affrontare anche le salite che mi avevano sempre spaventato.

Ho studiato subito la possibilità di riunire in un’unica uscita più salite inserendole nell’allenamento utile agli altri obbiettivi di stagione e cioè le Gran Fondo che mi ero programmato.
All’inizio la scelta delle salite è stata praticamente obbligata: tutte al di sotto di una certa altitudine perché la neve ed il ghiaccio ancora occupavano la strada di posti come Scalaro o Trovinasse.
Una settimana dopo l’altra aggiungevo le salite portate a termine scrivendole sul roadbook e con tanta soddisfazione ho raggiunto quota 10, primo obbiettivo del Cimento.
Con l’avvicinarsi delle gran fondo l’allenamento si è intensificato e mi sono avvicinato alle 15 salite…secondo obbiettivo del cimento.
A maggio mi rimanevano le salite più toste, quelle spacca gambe ed ho deciso di sospendere per dedicarmi solo alle due granfondo più importanti per la mia stagione ciclistica. Portate a termine la Felice Gimondi e la Novecolli ho ripreso il Cimento con l’obbiettivo di concludere prima di uno stacco lavorativo di alcune settimane.
Mi sono fatto un programma delle salite da affrontare e mi sono dedicato solo a questo obbiettivo: Santa Maria sopra Tavagnasco con le sue rampe al 20% me la sono fatta sotto la pioggia (siamo degli stoici noi ciclisti!); La Cavallaria, che non avevo mai fatto, è stata la scoperta di un luogo splendido da cui si ha una vista incantevole sul Canavese, salita corta ma molto impegnativa; Alpe Buri fatta poco dopo la Novecolli con le gambe ancora legnose ed un caldo sole estivo; San Giacomo e Scalaro fatte una dopo l’altra come si conviene ad uno scalatore;salita_teleccio_cimento Il lago di Teleccio con le sue rampe micidiali e quelle griglie che sono un attentato contro noi ciclisti ed infine in una splendida giornata di sole, con tanti ciclisti per strada con cui è stato un piacere pedalare il Colle del Nuvolet è stato il coronamento di un obbiettivo desiderato.

Rimane un’ultima cosa da dire: Grazie Luciano di aver organizzato con tutti gli amici del fuoriondabike questo Cimento Canavesano.

Paolo Ghiggio

ghiggio_prasconduQuest’anno l’anagrafe mi ha ancora permesso di percorrere il nostro bellissimo Canavese, unendo la gioia della bici agli splendidi panorami che le tappe hanno offerto.
Non per nulla il Nivolet è il quarto colle italiano e offre a due passi (anzi a 90 km!!) da casa uno spettacolo unico.

Ma anche altri luoghi sono spettacolari: Teleccio, Prascondu, Scalaro e altri.

Ho condiviso alcune tappe con mia moglie che seguendo in auto sola o con amiche ha scoperto e apprezzato il nostro Canavese.

Un esperienza da ripetere: le salite e i panorami degni di essere goduti da noi non mancano. Si potrebbe reclamizzare l’iniziativa anche a colleghi ciclisti piemontesi. Bravi!!

Matteo Antonicelli

antonicelli_cimentoLo scorso inverno durante una cena tra amici, con cui condivido la passione per la montagna e per la mountain bike, ho saputo del progetto di un gruppo di Albiano, Fuoriondabike, che stava organizzando una manifestazione per bikers “in salita”.

L’idea è rimasta latente per un po’ di tempo anche perché ero reduce da un grave incidente in bici avuto la scorsa estate. Un giorno, per curiosità, ho visitato il sito ed ho cominciato ad avere la percezione degli aspetti positivi dell’iniziativa e delle sfide interessanti che le mete ponevano. Tuttavia, il pensiero della salita al Nivolet, con partenza da Ivrea, mi sembrava fuori dalla mia portata.

Una volta accantonate le riserve, mi sembrava molto gratificante l’idea di percorrere tutti gli itinerari proposti. Inoltre un’ulteriore considerazione nasceva dal fatto che la realizzazione del progetto sarebbe stata una vera e propria fisioterapia.

La prima uscita è stata alla Broglina dove ho dovuto passare più tempo sui pedali che in sella, sempre a causa dei postumi dell’incidente. Progressivamente però la situazione è migliorata e, grazie al bel tempo, alla costanza e a sensazioni sempre più positive e piacevoli, sono riuscito a fare una quindicina di salite senza perdere un fine settimana. Durante la settimana invece, il pensiero andava a quanto vissuto durante l’ultima salita effettuata e alla successiva.

Il lavoro mi ha tenuto via per due lunghi periodi, ma ormai la carica era così forte, al punto da effettuare la salita al Nivolet, una meta considerata irraggiungibile e inimmaginabile, con successo, vivendo una bellissima ed indimenticabile esperienza.

Avendo completato il ciclo delle salite, il pensiero va all’idea vincente dell’iniziativa: l’autogestione. In altre parole, oltre alla possibilità di scegliere la sequenza, il momento adatto, la compagnia o la salita in solitaria, la condizione meteo più favorevole, il tipo di bici, anche la completa indipendenza rispetto alla durata della salita. Finalmente un’attività slegata dalle ore e dai minuti, mentre il resto della nostra e della mia esistenza è schiava del tempo.

Queste giornate hanno sortito l’effetto di rimettermi in forma da punto di vista fisico e di fare qualcosa secondo i ritmi scelti da me piuttosto che imposti dagli altri.

Una piccola nota a margine: l’incontro con i negozianti per le timbrature che è stato molto spesso l’occasione di curiose e gradevoli chiacchierate.

Eraldo Marchetto e Fabrizio Lagussi
marchetto_nivolet

Dopo aver concluso tutte le 20 salite del Cimento Canavesano, volevamo ringraziarvi per aver organizzato questo evento.
Senza Cimento, probabilmente non avremmo mai scoperto posti e salite così meravigliosi.
lagussi_piamprato Un ringraziamento particolare al sig. Luciano, sempre disponibile per eventuali chiarimenti in merito.

Per finire consigliamo il Cimento Canavesano a tutti i ciclisti che in questo momento, stanno leggendo queste nostre riflessioni.
Sarà senz’altro, anche per voi, una volta terminato un’esperienza indimenticabile.



Per tutte le informazioni sul Cimento Canavesano si può visitare il sito http://www.salitedelcanavese.it/

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Luciano Debernardi

Luciano Debernardi

ciclismo eroico= macchine recuperate dai solai, strade bianche, maglie di lana, polvere e passione

Commenti (3)

  • vincenzo cioffi

    |

    Complimenti, Veramente meraviglioso questo evento!.
    Si pedala sudando, aspettando il vento fresco dell’arrivo… dalla bike vediamo il mondo in modo un po’diverso, lo gustiamo nei suoi particolari e possiamo soffermarci su dettagli interessanti gustando paesaggi spettacolari.
    Per questo desidero ringraziare il Team Fuoriondabike
    di aver organizzato il “Cimento Canavesano”.

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  • Maurizio Prola

    |

    Quando quest’inverno ad una cena della società ciclistica a cui sono iscritto il mio presidente ha annunciato che c’era in calendario un evento chiamato cimento canavesano., mi sono subito attivato cercato in internet e subito iscritto, mi spaventava come altri il Nivolet ma il mio pensiero era 10 sicure 15 forse 20 mai dire mai. Poi nonostante molte interruzioni le salite sul Book scendevano e si avvicinava il numero 20, finalmente è arrivato. Ringrazio l’amico LUCIANO DEBERNARDI che se non era per lui e il team fuoriondabike molte di queste salite io le vedevo solo sulla carta. COMPLIMENTI.
    Maurizio Prola

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  • Fabrizio PENSATI

    |

    Nell’inverno del 2014 io e il collega di pedale Giovanni Castiglia, per combattere il tedio di interminabili riunioni di lavoro cercavamo in rete nuovi percorsi ciclistici da provare quando ci imbattemmo nel sito Salite del Canavese. Dall’iniziale curiosità, leggendo il regolamento del Cimento Canavesano ci siamo immediatamente entusiasmati e in pochi giorni ci siamo iscritti alla competizione. Il programma delle salite ci ha subito catturati: comprendeva infatti alcune “classiche” che anche i non canavesani come noi conoscono da tempo ma sono stati soprattutto i vari percorsi che, per quanto non lontani da Ivrea, ci erano totalmente sconosciuti che hanno stimolato il nostro interesse. Quale occasione migliore quindi per provare nuove strade e scoprire angoli e scorci mai visti di questi bellissimi rilievi tra Piemonte e Valle d’Aosta?
    Personalmente, una sola salita mi lasciava molto perplesso e titubante: i 170 Km e oltre 2500 metri di dislivello del Colle del Nivolet, già affrontati con fatica molti anni fa mi sembravano, per la mia attuale condizione, fuori dalla mia portata. È stato solo grazie al tenace incoraggiamento di Giovanni Castiglia, incomparabile compagno di pedale, che ho accettato la sfida. Pur temendo fino all’ultimo di non riuscire a conquistare l’ambita “maglia del Cimento” a causa di questa unica tappa, ho resistito confidando soprattutto nelle doti non comuni del mio compagno d’avventura: una grande forza, un’ancor più grande esperienza e una profonda e sincera passione per la bicicletta.
    Sapendo di non avere molto tempo disponibile nel periodo estivo abbiamo cominciato sin dal mese di marzo le prime uscite per prendere confidenza con il territorio. Nonostante il freddo abbiamo potuto apprezzare la bellezza ciclistica e paesaggistica delle strade della Serra d’Ivrea e della Valchiusella.
    Ad aprile, nonostante la permanenza di neve sui rilievi, abbiamo osato spingerci a quote più elevate salendo ai santuari di Belmonte, Santa Elisabetta e Prascondù, percorsi più impegnativi ma sempre molto suggestivi e appaganti che hanno ripagato le nostre fatiche con panorami eccezionali.
    Abbiamo dovuto attendere l’inizio dell’estate per affrontare le quote più elevate come quelle del Lago del Teleccio. Una salita impegnativa, tra scenari alpini bellissimi, ma che ho trovato particolarmente dura, non solamente per le pendenze severe ma anche per il caldo torrido che tagliava il respiro anche a quasi 2000 metri di quota. So che l’eternamente freddoloso Giovanni riderà di queste mie impressioni ma ha potuto verificare “on the road” la mia penosa condizione nell’affrontare gli ultimi tornanti prima di raggiungere l’agognata diga e un po’ di meritato riposo.
    Ripresa l’attività ciclistica a settembre era ormai arrivato il momento da me tanto temuto di affrontare il Colle del Nivolet. Dopo un primo assaggio di salita “lunga” con la Albiano – Champorcher che mi ha dato un po’ più di coraggio (o d’incoscienza), si parte per il Gran Paradiso e i suoi meravigliosi scenari dell’alta Valle Orco. La lunga salita è stata particolarmente dura sopra ai Chiapili Superiori per le forti raffiche di vento contrario (non bastava la pendenza?) ma abbiamo tenuto duro e conquistato il Colle! Che soddisfazione! Aveva ragione Giovanni (come sempre), ce la potevo fare! Dopo questa salita anche i vari temporali incontrati sulla strada del ritorno non hanno potuto scalfire il mio entusiasmo e le rimanenti salite del Cimento erano ormai, per me, tutte in discesa!
    Dopo le ultime puntate nel Gran Paradiso con le “classiche” tappe di Piamprato e Campiglia Soana, a ottobre, avvicinandosi la conclusione della manifestazione abbiamo effettuato a tappe forzate le ultime salite. Percorsi brevi ma dalle pendenze aspre e inesorabili. Che fatica per salire in successione prima all’Alpe Buri e poi a Scalaro, ma che posti! Strade strette e quasi nascoste che regalano panorami inaspettati e sorprendenti. E che dire della salita al Pian dei Muli? Nome suggestivo ma mai quanto il panorama mozzafiato che accompagna le faticose pedalate all’uscita dal bosco, fino al monte Cavallaria. Finalmente abbiamo scoperto da dove si lanciano gli appassionati di parapendio che tante volte, dalla pianura, abbiamo visto volteggiare sopra Brosso Canavese. Davvero una bellissima salita.
    Anche le salite a San Giacomo e Andrate per quanto faticose, regalano scenari appaganti con i colori dell’autunno.
    E’ stato con un misto di soddisfazione ma anche di tristezza che abbiamo infine percorso l’ultima salita da Ivrea a Santa Maria Maddalena ai Piani di Tavagnasco. Anche in questo caso, la durezza del percorso è stata ampiamente ripagata dalla bellezza dei castagneti autunnali e dei panorami inaspettati che si aprivano a mano a mano che alla foresta si sostituivano i prati e gli alpeggi.
    Non c’è dubbio, il Cimento Canavesano è stato faticoso ma ne è valsa veramente la pena. Se l’obiettivo degli organizzatori era quello di farci apprezzare ancora di più il Canavese e la bicicletta direi che lo hanno pienamente raggiunto e per questo mi sento in dovere di ringraziarli tutti per la loro bella iniziativa. Credo che abbiate colto in pieno lo spirito migliore e più genuino del ciclismo coniugando armoniosamente la passione per un bellissimo sport con un pizzico di competizione e un profondo amore per la natura del territorio. Bravi!

    Fabrizio PENSATI

    Reply

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