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PAN PULTRUN

Mezzo secolo fa noi bambini al Masero godevamo di una libertà oggi inimmaginabile.

Pericoli, zero. Niente auto, moto, gente sconosciuta. Qualche trattore, varie mucche, cani benevoli.

I campi vicini alle case, ma anche il bosco appena più in là erano il nostro regno; figuriamoci l’orto, proprio lì a portata di corsetta, passando dal pollaio, veloci per sfuggire alle ire dell’immancabile gallo incazzoso. E poi, via nella giungla, tra le file ruvide dei fagioli e le foglie punzecchianti dei cusatìn, le zucchine.

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Canapa in campo – 1

Chi di voi è più attento a ciò che lo circonda e riesce a buttare l’occhio non soltanto mentre passeggia in campagna, ma anche quando è in macchina, avrà certamente notato, quest’estate, qua e là tra i campi di granoturco, o accanto ad un prato, delle coltivazioni con piante alte più di tre metri e dalle foglie molto inusuali.

Cannabis Sativa
Si tratta di Cannabis Sativa, la canapa industriale la cui coltivazione è ormai da qualche decennio nuovamente consentita e regolamentata dalla legge per la bassissima percentuale di cannabinoidi che essa contiene.

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TURTA AD CUSA

E la fata madrina di Cenerentola, meraviglia, con un tocco di bacchetta magica trasformò la zucca in una splendida carrozza.

Ah, ecco. C’era da aspettarselo, dice lo sguardo che scorre rapido tra le due gemelline. Sono grandi, fanno già la prima elementare, a Scarmagno.

Ascoltano composte e silenziose, ma con un certo scetticismo, le fiabe che la maestra legge alla classe; stavolta però non hanno dubbi: tutto è possibile.

Lo sanno, loro, che le zucche sono magiche. Le conoscono bene.

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Purcìn panè

I porcini impanati.

Ecco una ricetta prestigiosa, verrebbe da pensare. E invece no.

Il Masero sorge sulle prime propaggini di una collina nell’Anfiteatro Morenico Canavesano. Lì, funghi a iosa, e perciò comuni nel menu dei maseresi nella stagione propizia, tra estate e autunno. O almeno così era fino a quando i contadini la tenevano linda come un giardino, la collina, e chi andava a funghi non raspava come un cinghiale ma raccoglieva con rispetto.

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FRITURA DUSA del “dì dla festa”

Ovvero: semolino dolce fritto!

Noi maseresi siamo un po’ confusionari. Abbiamo intitolato la chiesa “nuova”, costruita un migliaio di anni dopo la romanica S. Eusebio, a fine Ottocento, a Maria Ausiliatrice: dunque la festa del paese dovrebbe cadere a maggio. Macchè: fino a quarant’anni fa si festeggiava a fine ottobre, e poi a fine agosto.

Perché? Non si sa. Probabilmente per dribblare la fienagione e l’aratura, e anche per godere di un clima favorevole.

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Che parola musicale, FRICANDÒ!

Fricandò …Ovvero: verdure miste in padella.

Che parola musicale, fricandò.

Sa di arietta al clavicembalo, di Settecento. E infatti di quelle musichette ha la vivacità colorata, la varietà. Il profumo è quello delle estati della mia infanzia al Masero; e anche della mia maturità a Romano, a dirla tutta. Un profumo rustico, forte, che invade allegro cortile e strada.

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