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CASA DEL BOSCO E … IL SALAM ‘D PATATA

Casa del Bosco, a Gattinara, e una casa nel bosco con vigneti e meleti.
Tra una prima e seconda guerra, c’è chi parte per l’America e chi per l’Africa, poi torna compra la terra, la lavora, pianta i vitigni e fa vino. Una famiglia contadina ,essenziale, dove però le idee ci sono, chiare anche quelle. Dove gli ideali sono forti e il senso di comunità anche. Così quando occorre metallo per fabbricare cannoni, si rischia del proprio non volendo concedere cancelli e ringhiere. Gian è nato in questo tipo di famiglia, tradizionale ma con uno sguardo ampio.
Così quando Adriano Olivetti si sposta per far conoscere la sua idea di fabbrica, lui è pronto per partire per seguire il nuovo. Ma la terra profuma, la sala da pranzo con il caminetto acceso e gli affreschi gentili sono una nostalgia, si torna un’altra volta.
Lo sappiamo tutti, le storie si intrecciano e se ne raccontiamo una, accanto un’altra si impone all’ascolto.
Nella casa nel bosco c’era anche uno zio, chiamato da tutti (dagli zero ai cento anni) Lo Zio Carlo. Nessuno ti imponeva di chiamarlo zio, ogni tanto nelle famiglie capita, che qualcuno ti dica: “saluta lo zio”,  “dai un bacio allo zio”, con lui veniva spontaneo, per quell’aspetto così mite, la voce dolce, gli occhietti furbi e le bretelle. Ho sempre pensato allo Zio Carlo come ad uno gnomo, ad un sapiente custode di tesori.
salami_mercatinoSarà per questo che Gian, suo nipote prediletto e predestinato, nella sua ricerca di sapori e profumi dell’infanzia, pensa ad un tesoro e al suo contenitore: la Duja D’Or e il salam d’ patata, da proporre in una bottega nel cuore antico della bella Ivrea “il Borghetto”, luogo incantevole dove scorre la Dora Baltea, per arrivarci si deve infatti attraversare un ponte romano.
Sì, però manca qualcosa.
Forse una tavola o delle seggiole o la compagnia o una trattoria.
Sì una trattoria, come quelle di una volta, dove i tavoli erano sempre apparecchiati e gli avventori, non erano poi tanto avventurieri, o forse sì, sta di fatto che diventavo essenza stessa di quel piacere dello stare insieme, così se vi accontentate…
Che nome darle? Spesso i nomi già ci sono, basta ricordarli e allora proprio lì accanto c’è una piccola chiesetta: San Martin, bene vada per San Martin. Ecco il giusto senso delle cose: la convivialità, il buon vino e la compagnia. Per fortuna Gian il nonno è tornato dall’Africa.
La parola magica: salam d’la duja

dujaCos’è la duja? In dialetto piemontese significa: recipiente, vaso. Più correttamente la duja è un vaso di terracotta in cui venivano conservati i salami, per essere poi ricoperti con lo strutto fuso.

A differenza della stagionatura nelle cantine con temperatura costante e ambiente ventilato, dove il salame perde la sua morbidezza, la conservazione sotto grasso permette al salame d’la duja di mantenersi tenero.

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Illusionista Denise

Illusionista Denise

Ci sono sere che il mondo avvolge nell'ombra cantando di nostalgia, e l'anima non sa se ascolta la sera o se ascolta sè stessa.                    (Sibilla Aleramo, dal libro Trasfigurazione)

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