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Tiri Enrico

Tiri Enrico

"La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti" A. Einstein
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PAN PULTRUN

Mezzo secolo fa noi bambini al Masero godevamo di una libertà oggi inimmaginabile.

Pericoli, zero. Niente auto, moto, gente sconosciuta. Qualche trattore, varie mucche, cani benevoli.

I campi vicini alle case, ma anche il bosco appena più in là erano il nostro regno; figuriamoci l’orto, proprio lì a portata di corsetta, passando dal pollaio, veloci per sfuggire alle ire dell’immancabile gallo incazzoso. E poi, via nella giungla, tra le file ruvide dei fagioli e le foglie punzecchianti dei cusatìn, le zucchine.

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TURTA AD CUSA

E la fata madrina di Cenerentola, meraviglia, con un tocco di bacchetta magica trasformò la zucca in una splendida carrozza.

Ah, ecco. C’era da aspettarselo, dice lo sguardo che scorre rapido tra le due gemelline. Sono grandi, fanno già la prima elementare, a Scarmagno.

Ascoltano composte e silenziose, ma con un certo scetticismo, le fiabe che la maestra legge alla classe; stavolta però non hanno dubbi: tutto è possibile.

Lo sanno, loro, che le zucche sono magiche. Le conoscono bene.

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Purcìn panè

I porcini impanati.

Ecco una ricetta prestigiosa, verrebbe da pensare. E invece no.

Il Masero sorge sulle prime propaggini di una collina nell’Anfiteatro Morenico Canavesano. Lì, funghi a iosa, e perciò comuni nel menu dei maseresi nella stagione propizia, tra estate e autunno. O almeno così era fino a quando i contadini la tenevano linda come un giardino, la collina, e chi andava a funghi non raspava come un cinghiale ma raccoglieva con rispetto.

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FRITURA DUSA del “dì dla festa”

Ovvero: semolino dolce fritto!

Noi maseresi siamo un po’ confusionari. Abbiamo intitolato la chiesa “nuova”, costruita un migliaio di anni dopo la romanica S. Eusebio, a fine Ottocento, a Maria Ausiliatrice: dunque la festa del paese dovrebbe cadere a maggio. Macchè: fino a quarant’anni fa si festeggiava a fine ottobre, e poi a fine agosto.

Perché? Non si sa. Probabilmente per dribblare la fienagione e l’aratura, e anche per godere di un clima favorevole.

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Che parola musicale, FRICANDÒ!

Fricandò …Ovvero: verdure miste in padella.

Che parola musicale, fricandò.

Sa di arietta al clavicembalo, di Settecento. E infatti di quelle musichette ha la vivacità colorata, la varietà. Il profumo è quello delle estati della mia infanzia al Masero; e anche della mia maturità a Romano, a dirla tutta. Un profumo rustico, forte, che invade allegro cortile e strada.

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Le fritelle di fiori di acacia

o meglio FRICIOI AD GASIA

La gasia, la robinia o acacia, è un albero falsamente umile. Emigrata qui in Canavese due o tre secoli fa dall’America del nord, ha un aspetto dimesso: tronco esile, rami un po’ molli, foglie pallide e piccoline. fiori_bosco In realtà è dotata di un subdolo spirito imperialista, e avanza silenziosa a danno delle imponenti querce indigene e dei nobili castagni, portati qui duemila anni fa da altri colonizzatori, gli antichi Romani.

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I CANASTREI

I canastrei, i canestrelli, sono una macchina del tempo. Stacco il disco dorato e plissettato dalla piastra e mi ritrovo nel mondo luminoso e lontano dell’infanzia, e in un’atmosfera di festa.

Leggerissimo, sottilissimo, il canastrel nasce morbido ma in pochi secondi diventa una cialda che scrocchia e subito si scioglie in bocca. Sa di festa. Infatti da noi, al Masero, raccontavano nonne e mamma, i canestrelli si preparavano per matrimoni e battesimi, le “feste grosse”, in cui sostituivano i confetti.

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Of pin (UOVA RIPIENE)

Anche noi bimbi antichi, al Masero, avevamo il parco giochi: era il pollaio.

Il nostro era di lusso. Comprendeva una travà (travata) grande con soppalco per il fieno, una travà piccola, un vasto spazio aperto ombreggiato da due grandi guiainde, i bagolari. Dalla travà grande pendeva una spericolata altalena che sfiorava, volando, le mangiatoie delle galline e le galline